Questa Italia ogni tanto commuove.
Accade quando capita che chi ha condotto una battaglia meritoria e costosa in termini politici viene finalmente riconosciuto, accade quando chi sembra una brava persona nei dibattiti politici in televisione effettivamente si rivela tale. Accade quando una delusa giornalista di mezza età, sorride. Accade osservando la veemente sensibilità di Rosy Bindi all’Infedele di Gad Lerner sul tema del popolo Rom lo scorso 26 settembre. Accade nello scoprire che ben prima che lo richiedesse una trasmissione televisiva, Bindi si era schierata sulla questione Rom assumendo una scelta impopolare come porre a capolista provinciale di Lodi una donna che per il suo impegno sui nomadi si era giocata l’intera carriera politica e aveva pagato per questo.
Stiamo parlando di Mariangela Raffaglio di cui la giornalista tempo fa informava l’on. Bindi: «..Intendevo segnalarle il caso di Mariangela Raffaglio: Ex assessore di un piccolo paese lodigiano: per difendere una famiglia di zingari che abita in paese da anni, ha perso le elezioni a sindaco. I nostri figli sono andati a scuola con i figli dei Rom e Mariangela Raffaglio ha scritto un libro per raccontare quello che riteneva essere un riuscito esempio di convivenza e quanto le è costato in termini personali e politici.
Insospettabile, questa rude signora di campagna, ha tirato fuori una delicata vena poetica e il suo La pianura dei Misteri è lì per commuovere e raccontarci quanto può cambiare le cose l’impegno politico se è autentico. La signora Raffaglio appartiene all’area della Margherita e ha pagato per il modo generoso di intendere la politica. Le sembrerà ingenuo da parte mia, ma mi chiedevo quale effetto potrebbe avere sulla nostra classe politica locale, ovviamente prevalentemente maschile, se a coronamento di questi slanci in politica invece di seguire il solito compatito accantonamento, giungesse un pubblico riconoscimento, una piccola vittoria.»
«Perché un cane dovrebbe chiamarsi Come te? – si chiede Raffaglio all’inizio del suo libro -
Perché agli Zingari piace ridere dei Gagi.
Ci cascano tutti, ci sono cascata anch’io.
- Come si chiama il cane?
- Cuma ti!
- Come?
- Come te!
- Marianna?
- No, signora non mi permetterei mai, Come te, Cuma ti è il suo nome, l’abbiamo trovato, si chiamava così, ci scusi.
E giù a ridere con la mano davanti alla bocca.
Come si fa a non avere pregiudizi nei confronti dei Gagi, sono così stupidi che li freghi col nome del cane.
Come si fa a non avere pregiudizi nei confronti degli Zingari, sono così stupidi che credono di fregarti, col nome del cane…»
La pianura dei Misteri il piccolo libro di Raffaglio comincia così. «Un popolo invisibile, ma complesso e stratificato, troppo spesso banalizzato sotto l’unica definizione di zingaro. Scritto con stile leggero come una carezza, il romanzo è la storia di un confronto. Fatto di stupore e meraviglia. Di sconcerto e preoccupazione. Di riconciliazione.» dalla recensione di Alessandro Bertante per Repubblica.